La “dieta” in estate

La parola “dieta” da sempre ha sempre fatto ben poca rima con estate sia per motivi sintattici sia per questioni puramente pratiche. Arriva l’estate ed aumentano le occasioni di pranzi fuori, in spiaggia o al ristorante, aumenta il consumo di alcool e le serate in compagnia.

Come fare a seguire una logica alimentare in questo periodo?

Freddezza mentale ed elasticità!

Non sarà una serata con gli amici a distruggere il vostro risultato, la parola chiave in questo periodo è: CONTROLLO! L’aspetto fondamentale è cercare di riflettere su quello che si mangia, se una serata ha previsto una cena abbondante, semplicemente si cercherà, nei giorni successivi, di seguire la dieta indicata (se si sta affrontando un percorso) o di tornare alle sane abitudini. Se seguite un percorso da tempo, sicuramente, avrete imparato a conoscere il cibo nei suoi macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi). Se la serata prevede un arrosto in spiaggia, il giorno dopo sarà il caso di inserire una fonte proteica diversa come il pesce o le uova, oppure una bella insalata di legumi che fornisce proteine ma anche carboidrati. Se, invece, la serata è stata a base di pizze e panini, il giorno successivo si potrà propendere per un pranzo a base di pesce con piccole porzioni di pane e frutta. Osservate quello che mangiare e se osservare non basta…scrivetelo!

Importante non cercare di compensare con digiuni o restrizioni drastiche che non faranno altro che scatenare attacchi di fame che vi porteranno totalmente fuori strada.

L’estate gioca contro di noi per le occasioni e le serate ma pensate a quanto gioca a nostro favore con tutto quello che ci offre. I pasti estivi, complice anche il caldo, potranno essere freschi e leggeri. Tantissimi tipi di frutta e verdura colorano le nostre tavole donando profumi e sapori ben lontani dal sacrificio.

Vi riporto alcune idee (sicuramente “contaminate” dal mio essere salentina)

Frisa d’orzo pomodori, tonno e basilico
Fagiolini al pomodoro e pollo al limone
Insalata greca
Insalata di frutta e verdura con legumi
Riso integrale, zucchine e gamberi
Carpacci di carne e pesce con verdure
Insalata di cocomero, pomodoro, salmone e noci
Ceci con pomodoro e basilico
Cous cous con verdure e pollo
Pasta integrale peperoni e melanzane
Gamberoni al limone e verdure

Spuntini a base di frutta e verdure fresche ci reidratano e ci forniscono tutti i sali minerali e le vitamine di cui abbiamo bisogno. Un’alimentazione equilibrata, in un soggetto sano, non ha bisogno di integratori particolari tanto in voga in questo periodo!

Con piccoli stratagemmi anche piaceri come il gelato potranno essere giornalieri (ad esempio frullando insieme frutta e yogurt greco e mettendolo in congelatore o utilizzando quelle bellissime ricette a base di frutta congelata)

Godete dell’estate e della compagnia (soprattutto quest’anno) ma non dimenticate di prendervi cura di voi stessi, giorno dopo giorno, nelle scelte quotidiane.

Un abbraccio, la Doc

Mal di testa, congestione nasale, irritabilità…parliamo dell’intolleranza all’istamina

L’istamina, nel nostro organismo, è nota come mediatore della risposta allergica ma, svolge, in realtà, molteplici funzioni. L’intolleranza all’istamina è il risultato del disequibrio tra l’accumulo di istamina e la capacità di degradarla. Nei soggetti sani essa è rapidamente metabolizzata dall’organismo, mentre i soggetti intolleranti vanno incontro ad accumulo, sviluppando sintomi che mimano una reazione allergica.  Alcuni sintomi di intolleranza sono: diarrea, mal di testa, asma, congestione nasale, ipotensione, aritmie, orticaria, prurito, rossore, nausea, vomito, ma anche disturbi del sonno, irritabilità, acne. Le problematiche associate all’intolleranza migliorano con una dieta a basso impatto di istamina. Purtroppo questi sintomi, sono riconducibili anche ad altre reazioni quali, allergie alimentari, intolleranza ai solfiti o altre ammine, motivo per cui l’intolleranza all’istamina, è spesso sottostimata. Nei soggetti sensibili all’istamina i sintomi si presentano anche in conseguenza dell’ingestione di piccole quantità normalmente tollerate da soggetti sani.

ISTAMINA E CIBO

L’istamina è presente in diversi alimenti e la sua quantità aumenta con la maturazione o l’alterazione dei cibi. Ci sono cibi naturalmente ricchi, altri ricchi in altre ammine che, in associazione ai primi, rafforzano i sintomi di intolleranza e cibi, come gli agrumi, sono in grado di indurre il rilascio di istamina. I livelli di istamina in un cibo, però, possono anche aumentare in seguito ad un cattivo stato di conservazione, in seguito all’azione di batteri in grado di sintetizzare istamina a partire da componenti dell’alimento.  Concentrazioni elevate si riscontrano, infatti, nel cibo avariato. (L’istamina è uno degli indicatori dello stato di igiene degli alimenti.
La Sindrome Sgombroide è una reazione dovuta al consumo di pesce alterato e si presenta come una forte reazione allergica, tale sindrome è dovuta all’aumento dei livelli di istamina nel pesce contaminato in cattivo stato di conservazione.  Nell’intolleranza, il fattore cruciale è l’accumulo dell’istamina stessa. I fattori determinanti nell’intolleranza all’istamina sono:

  • La quantità di istamina contenuta nel cibo consumato
  • La quantità di cibo consumato
  • La presenza di altre ammine biogene, quali tiramina e putrescina, la cui presenza induce reazioni di intolleranza combinate
  • Il consumo di alcool
  • L’utilizzo di farmaci coinvolti nel metabolismo dell’istamina

Cibi ricchi in istamina sono:

  • Formaggi: Gouda, Parmigiano, Emmenthal, fomaggi di capra, gorgonzola, mascarpone, cheddar
  • Carne: carne fermentata, lepre, salsiccia, prosciutto crudo
  • Pesce: aringhe, sgombro affumicato, pesce in scatola, tonno, alici
  • Vegetali: melanzane, spinaci, crauti
  • Alcolici: birra e vino
  • Cibi fermentati: miso, tempeh

Cibi ricchi in tiramina sono:

  • Formaggi: la maggior parte dei formaggi
  • Carne: carne fermentata, lepre, salsiccia, prosciutto crudo
  • Pesce: aringhe, sgombro affumicato, pesce in scatola, tonno, alici, pesce affumicato, gamberi
  • Vegetali: melanzane, spinaci, crauti
  • Alcolici: birra e vino
  • Cibi fermentati: miso, tempeh, salsa di soia
  • Cioccolato

Cibi che inducono il rilascio di istamina sono:

Additivi, Alcool, Cioccolato, Agrumi, Crostacei, Albume d’uovo, Pesce, Liquirizia, Nocciole, Papaya, Arachidi, Ananas, Maiale, Spinaci, Fragole, Pomodori

Dopo aver escluso, allergie alimentari, problemi dell’apparato gastro-intestinale, e patologie quali la mastocitosi, si può intraprendere un percorso con il professionista seguendo una dieta equilibrata priva di istamina e valutando la sensibilità soggettiva.

Articolo pubblicato sul blog Scienzintasca

Dott.ssa Gabriella Vittoria Durante


Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Ci provo ma non dimagrisco

Il percorso di dimagrimento si poggia su un equilibrio molto delicato che si compone di fattori differenti. Innanzitutto è opportuno scegliere bene il momento in cui si decide di iniziare un percorso, seguire uno schema alimentare è un impegno ed è fondamentale che, a livello psicologico, sia il momento giusto e non ci siano forti stress o elementi di disturbo. La volontà è ovviamente la conditio sine qua non. Bisogna essere motivati e pronti a modificare le proprie abitudini entrando in sinergia con chi ti guiderà. Il rapporto che si crea con il nutrizionista è fondamentale, deve scattare un feeling che sarà gran parte della motivazione. Bisogna sentirsi a proprio agio con il proprio nutrizionista in modo da affidarsi totalmente alla sua guida.

Al di là degli aspetti psicologici e di relazione, il dimagrimento può essere ostacolato da molteplici cause:

  • un alterato metabolismo glicemico può essere un elemento di forte impedimento, molto spesso non si ha contezza di questa situazione, in questo caso il soggetto anche limitando le porzioni non riesce ad apprezzare una visibile riduzione del peso corporeo e tende a scoraggiarsi se non risale alla causa;

  • un’altra causa può essere connessa ad un rallentamento della funzionalità tiroidea, la tiroide, infatti, è la ghiandola madre di tutti i metabolismi e quando la sua funzionalità è ridotta il peso tende ad aumentare;

  • condizioni patologiche a livello ovarico come l’ovaio micropolicistico inducono alterazioni metaboliche ed instaurano una condizione detta di insulino-resistenza in cui i tessuti sono meno sensibili all’azione dell’ormone e la risposta glicemica muta;

  • condizioni fisiologiche come la menopausa, in cui il quadro ormonale subisce uno stravolgimento, hanno ripercussioni metaboliche;

  • periodi di stress intenso determinano una risposta ormonale rappresentata dall’aumento del cortisolo che ostacola il dimagrimento. Anche la privazione del sonno o l’esercizio troppo intenso esercitano lo stesso effetto.

Parliamo, inoltre, delle diete fai da te. Molto spesso mi capita di ricevere pazienti post “la dieta del..”, la tipica dieta da rivista o da web o, ancora peggio, a base di prodotti e beveroni. Questa tipologia di impostazione porta, nella maggior parte dei casi, ad un calo ponderale molto veloce, sempre molto apprezzato da chi la segue, ma dalle conseguenze disastrose perchè determina un calo della massa muscolare rallentando il metabolismo. Seguire quel tipo di dinamica porta, il malcapitato, a riacquistare il peso in un brevissimo periodo non recuperando la massa muscolare ma, al contrario, massa grassa ed il dimagrimento successivo sarà, ogni volta, più difficile. Un nutrizionista di esperienza saprà recuperare la situazione che, continuando nel fai da te, porterebbe al famoso effetto yo-yo con disfatta finale.

Un colloquio con il tuo nutrizionista potrà chiarire tanti dubbi e, magari, indirizzarti verso il dimagrimento e il mantenimento del peso. Il controllo mensile, il supporto costante, che si riceve da un professionista ti può aiutare a trovare la forza e la determinazione che da solo non riesci a trovare. La condizione patologica deve essere, ovviamente, diagnosticata dal medico ma la gestione nutrizionale della situazione sarà guidata dal nutrizionista che saprà indirizzarti verso le scelte corrette. Ogni condizione fisiologica o patologica ha la sua via nella nutrizione, è molto complesso affrontare queste situazioni in autonomia o seguendo semplici indicazioni generali.

Fatti del bene, affida la tua salute a chi ha studiato per difenderla

Un abbraccio

Dott.ssa Durante Gabriella Vittoria

Storia di una disfatta

A volte mi chiedo se i centenari dei nostri giorni non debbano la loro longevità allo stile di vita del passato, sostanzialmente povero e frugale ed, in parte, a quelle che, una volta, erano tradizioni imposte dall’ambito religioso che inducevano una restrizione calorica periodica. Quello che è certo è che le popolazioni del Seven Countries Study (studio pioneristico sulla dieta mediterranea) seguivano una dieta povera e conducevano uno stile di vita molto attivo a causa del lavoro quotidiano nei campi ed in casa, ed avevano una vita regolare scandita dal sorgere e tramontare del sole.

La ripresa economica successiva alla seconda guerra mondiale ci ha introdotti nell’epoca del benessere che ha portato l’abbondanza sulle tavole e ci ha accompagnati nell’era dell’obesità e delle malattie metaboliche. Quelle che erano le nostre nonne, che avevano patito i periodi di ristrettezze economiche, hanno iniziato a riempire le tavole di alimenti e condimenti, segno visibile di abbondanza e rinnovati mezzi economici. In questo modo quei pasti vegetali che prima erano semplici e di basso impatto calorico, si sono arricchiti di calorie impoverendosi del loro effetto benefico, ed alimenti prima rari, come formaggi e carni, sono diventati molto più frequenti nella dieta settimanale.

Pian piano la nostra alimentazione si è trasformata, abbiamo perso di vista le porzioni e l’iperalimentazione l’ha fatta da padrone. Lo sviluppo industriale ed il marketing hanno completato il quadro, attraendo la nostra attenzione e rendendo disponibili cibi di pessima qualità ed alto valore calorico che soddisfano il nostro gusto ma non rispettano il nostro corpo.

Oggi, anche lo stile di vita è totalmente stravolto, gli impegni si succedono in tempi ristretti e gli orari regolari che una volta accompagnavano la giornata, sono ormai scomparsi. Le ore destinate al sonno sono sempre meno e mal gestite. Il nostro organismo, però, è una macchina che vive in simbiosi con il mondo che lo circonda ed il suo sistema ormonale, mezzo di comunicazione tra i vari “distretti”, rispetta cicli regolari detti ritmi circadiani. La melatonina, ad esempio, è un ormone prodotto prevalentemente dall’epifisi che regola il sonno. La luce del sole ne blocca il rilascio mentre il buio lo stimola, questo è solo un piccolo esempio di come siamo connessi all’ambiente circostante. Non è la sola ad essere prodotta ciclicamente, insulina, cortisolo, gh sono altri esempi.

Cosa accade in un corpo che non rispetta la sua fisiologia? Come risponde il nostro organismo all’eccesso calorico? Come risponde il nostro organismo ai ritmi sfalsati della vita di oggi? Provate ad immaginarlo…

Permeabilità intestinale e intolleranze alimentari

Si sente spesso parlare di intolleranze alimentari quasi fossero la causa di ogni disturbo gastro intestinale o addirittura dell’aumento di peso. Ma cosa sono le intolleranze? Esistono? Come si manifestano?
Iniziamo a conoscere il nostro intestino. L’intestino gioca un ruolo cruciale nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti ma, allo stesso tempo, rappresenta anche una delle barriere più importanti del nostro organismo tra l’ambiente interno e quello esterno. Dobbiamo immaginare il nostro intestino come uno strato unico di cellule tenute insieme da giunzioni che serrano in maniera stretta una cellula a quelle vicine e bloccano il passaggio incontrollato di molecole. Queste cellule esercitano un’importante funzione difensiva anche attraverso la secrezione di fluido e muco utilizzato per diluire, legare ed eliminare le sostanze nocive. In condizioni normali questo strato serrato di cellule consente il passaggio di minime quantità di molecole verso la mucosa sottostante, luogo in cui esse interagiscono con il sistema immunitario. Il contatto tra molecole e cellule del sistema immunitario determina i meccanismi di tolleranza o intolleranza. In condizioni patologiche, si verifica un’alterazione della permeabilità della barriera e avviene un passaggio eccessivo di molecole, questo induce una sovra-stimolazione del sistema immunitario. Si genera, quindi, un’infiammazione intestinale cronica che guida i meccanismi di intolleranza ed è alla base di diverse patologie quali il morbo di Chron o le allergie alimentari, è, inoltre, alla base dello sviluppo di complicazioni nelle gastroenteriti batteriche e virali, coliti ulcerose e nella sindrome da disfunzione multi-organo in pazienti con sepsi e traumi.

Quali sono i meccanismi che inducono un’alterazione della barriera intestinale?

Tra i fattori più comuni alla base dell’aumentata permeabilità intestinale vi sono lo stress, l’uso di farmaci quali i FANS (Farmaci antiinfiammatori non steroidei) più o meno associati ad inibitori di pompa e la dieta scorretta.

Sia gli stress psicologici che quelli fisici hanno un effetto diretto sulla permeabilità intestinale agendo sul sistema nervoso centrale. Lo stress induce inoltre un’alterazione nella produzione di muco, ioni e acqua. Lo stress, inoltre, determina un aumento della contrattilità della muscolatura intestinale che si traduce in un aumento della peristalsi con attacchi di diarrea oppure, al contrario, in una disorganizzazione delle contrazioni intestinali che si manifestano in stitichezza.

Per quanto riguarda i farmaci, l’associazione del FANS all’inibitore di pompa induce sia un danno diretto alla barriera, sia una limitazione nella digestione delle proteine. L’inibitore di pompa, determinando il blocco della secrezione acida, oltre a favorire l’alterazione della flora batterica per il mancato effetto protettivo svolto dall’acidità gastrica sulla penetrazione dei batteri patogeni introdotti per via orale, determina la mancata attivazione degli enzimi digestivi che necessitano dell’ambiente acido per svolgere la propria funzione. Ciò porta alla mancata digestione delle proteine che, così, arrivano intatte nell’intestino dove, a causa dell’aumentata permeabilità intestinale, possono superare la barriera, stimolando fenomeni di sensibilizzazione o intolleranza.

Il soggetto alimentato con una dieta ricca in acidi grassi saturi e in proteine animali, produce un danno alla permeabilità intestinale in maniera indiretta, in relazione all’induzione di un incremento della produzione di molecole che alterano la permeabilità intestinale. Anche una dieta povera in fibra determina la carenza di substrati che “coltivino” la flora batterica intestinale, altro fattore fondamentale per la salute dell’intestino. L’alterazione della flora batterica naturale favorisce la proliferazione di specie patogene, l’aumento della permeabilità intestinale e l’instaurarsi di processi infiammatori.

Cos’è un’intolleranza alimentare?

E’ una reazione avversa ad un alimento, che può essere dovuta ad una condizione di aumentata permeabilità intestinale ed essere, quindi, una condizione temporanea, oppure può essere legata a carenza di enzimi come nel caso dell’intolleranza al lattosio o dell’intolleranza all’istamina. Nell’intolleranza al lattosio si verifica una carenza di un enzima: la lattasi, una proteina che scinde il lattosio, che può essere carente o totalmente assente. Il lattosio non digerito rimane nell’intestino inducendo i tipici sintomi: dolori addominali, meteorismo, gonfiore, diarrea e, in alcuni casi, nausea e vomito. In rari casi, la motilità intestinale diminuisce ed i soggetti possono presentare stitichezza. Solitamente i sintomi da intolleranza al lattosio sono piuttosto repentini rispetto all’ingestione. La carenza di lattasi può presentarsi a vari livelli per cui anche la tolleranza è piuttosto soggettiva.
L’intolleranza all’istamina è legata, invece, alla carenza di un altro enzima e si manifesta con sintomi differenti: mal di testa persistenti, nausea, spossatezza, in alcuni casi nausea, reflusso e vomito.
Un’altra condizione spesso confusa con la sindrome dell’intestino irritabile è la sensibilità al glutine non celiaca, una condizione ben diversa dalla celiachia che è una patologia autoimmune e vede un forte interessamento del sistema immunitario. La sensibilità al glutine presenta sintomi molto vicini a quelli dell’intolleranza al lattosio con piccole differenze nelle tempistiche di insorgenza dei sintomi e nella localizzazione del gonfiore che si presenta spesso già a livello dello stomaco. Il glutine è una frazione proteica del frumento. In condizione di alterata permeabilità intestinale questa proteina riesce a superare la barriera ed a creare fenomeni di sensibilizzazione. La sensibilità al glutine non è legata ad un deficit enzimatico. In alcuni casi la sensibilità al glutine è accompagnata da sintomi quali mal di testa e stanchezza cronica.

L’intolleranza intestinale influisce sull’aumento di peso?

Questa è di sicuro la risposta più attesa. Influisce in minima parte. L’infiammazione generata da questi meccanismi determina uno stato di ritenzione idrica ma il millantato aumento di peso da intolleranza non è mai stato verificato. Ristabilire l’equilibrio intestinale e lo stato infiammatorio determinerà un piccolo calo di peso corporeo dovuto, quindi, a liquidi.

Come valutare l’intolleranza alimentare?

In commercio sono presenti diversi test per la valutazione delle intolleranze alimentari ma non tutti sono validati scientificamente per cui, prima di effettuare dei test, è consigliabile rivolgersi ad un professionista. Con l’ausilio di un diario alimentare che riporti gli ultimi 7-10 gg delle propria alimentazione, correlati ai sintomi che si sono presentati, il professionista sarà in grado di fornire le giuste indicazioni sulla strada da intraprendere al fine di risparmiare tempo, denaro e tentativi inutili.

Dott.ssa Gabriella Vittoria Durante

Biologa Nutrizionista

BIBLIOGRAFIA

Stress and the Gastrointestinal Tract II. Stress and intestinal barrier function JOHAN D SO ¨DERHOLM AND MARY H. PERDUE Intestinal Disease Research Program, Department of Pathology and Molecular Medicine, McMaster University, Hamilton, Ontario, Canada L8N 3Z5

From dysbiosis to chronic low grade inflammation ATTI DEL XXVII CONGRESSO DI MEDICINA BIOLOGICA – INFIAMMAZIONE – IL KILLER SILENZIOSO Milano, 24 Maggio 201

Review article: lactose intolerance in clinical practice – myths and realities M. C. E. LOMER*,, G. C. PARKES & J. D. SANDERSON* Alimentary Pharmacology & Therapeutics

Come riconoscere l’intolleranza all’istamina

  1. La prima fase per riconoscere l’intolleranza è sicuramente un’attenta anamnesi del paziente alla ricerca di sintomi specifici.
  2. Bisogna valutare se tali sintomi possano essere ascrivibili ad alimenti ricchi in istamina
  3. Verificare se il paziente sia in cura con farmaci che inibiscono l’azione della DAO.
  4. Accertarsi che siano escluse patologie quali la mastocitosi, allergie alimentari e problemi a carico dell’apparato gastro-intestinale
  5. Compilazione di un diario alimentare che consentirà al professionista di associare strettamente i sintomi agli alimenti consumati.
  6. Si procede, dunque, ad una dieta povera in istamina verificandone i benefici.
  7. Se il soggetto presentava almeno 2 sintomi da intolleranza all’istamina e trova beneficio nella dieta povera in istamina, probabilmente si tratta di un soggetto intollerante. Si può procedere, dunque, alla verifica dei livelli di istamina e della funzionalità della DAO.

Articolo pubblicato sul blog Scienzintasca

Dott.ssa Gabriella Vittoria Durante


Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.


BIBLIOGRAFIA

Laura Maintz and Natalija Novak (2007) Am J Clin Nutr 85:1185–96

Metabolismo e meccanismo d’azione dell’istamina

METABOLISMO DELL’ISTAMINA

L’istamina appartiene alle ammine biogene e viene sintetizzata a partire dall’amminoacido istidina in una reazione di decarbossilazione mediata dalla L-Istidina decarbossilasi a cui partecipa la vitamina B6. L’istamina può essere catabolizzata in due modi:

1.       Tramite una deaminazione ossidativa da parte della diaminossidasi (DAO)

2.       Tramite una metilazione da parte della Istamina-N-metiltransferasi (HNMT)

Che l’istamina venga deaminata ossidativamente o metilata, dipende dalla localizzazione dell’istamina stessa. La DAO è è raccolta in strutture vescicolari delle cellule epiteliali ed è secreta in circolo in seguito a stimolazione. Si crede che la DAO sia responsabile del catabolismo dell’istamina conseguente all’ingestione di cibi ricchi in istamina o al rilascio dei mediatori. HMNT è un enzima citosolico. I due enzimi non competono per il substrato e sono presenti negli stessi tessuti. L’affinità di HMNT è leggermente superiore rispetto alla DAO: HMNT kM 6-13 mmol/L – DAO kM 20 mmol/L.
Nei mammiferi, l’attività della DAO, è limitata a tessuti specifici; la maggiore attività si registra nel tenue e nel colon oltre che nei reni e nella placenta. La diminuzione dell’attività della DAO è stata proposta come indicatore del danno della mucosa intestinale in processi infiammatori e neoplastici* e in soggetti sottoposti a chemioterapia**. HNMT è espresso in maniera uniforme nei tessuti, in particolare, però, è l’enzima chiave riguardo al catabolismo dell’istamina nei bronchi.

 

MECCANISMO D’AZIONE

Viene prodotta da mastociti, piastrine, neuroni istaminergici e cellule enterocromaffini, in cui è accumulata in granuli che vengono rilasciati su stimolazione. L’effetto dell’istamina è mediato dal legame ai suoi recettori (H1-H2-H3-H4) presenti sulle cellule-target di vari tessuti:

·         H1 Intestino, bronchi, sistema cardiovascolare, SNC.

Effetti: Contrazione della muscolatura liscia bronchiale, vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, mantenimento dello stato di veglia.

·         H2 Parete gastrica, sistema immunitario, sistema cardiovascolare.

Effetti: Aumento della secrezione acida dello stomaco, vasodilatazione.

·         H3 SNC.

Effetti: Sono autorecettori presinaptici deputati al controllo della biosintesi e del rilascio dell’istamina e di altri neurotrasmettitori. In particolare l’istamina che agisce su questi recettori ha azione di inibizione del rilascio dei neurotrasmettitori associati a quella sinapsi.

·         H4 Midollo osseo, milza, eosinofili, mastociti, neutrofili.

Effetti: modula l’attivazione della risposta immunitaria.

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Dott.ssa Durante Gabriella Vittoria

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